"The unemployment rate climbed to a six-month high of 9.2 percent, even as jobseekers left the labor force in droves, from 9.1 percent in May.
"[...]The message on the economy is ongoing stagnation," said Pierre Ellis, senior economist at Decision economics in New York. "Income growth is marginal so there's no indication of momentum [...]"
Qui il 3 giugno Christian Rocca aveva scritto: "Brutte notizie per Obama" e presentava un'importante tabella di Third Way
"[...] Con la disoccupazione oltre il 5,4 per cento, Reagan a parte, si perdono le elezioni. La disoccupazione ai tempi di Obama è di quasi 4 punti oltre quel limite [...] Oggi gli economisti sono certi che da qui a novembre sarà impossibile scendere al 5,4 per cento [...]".
Nessun presidente in carica (che corre per la rielezione) è riuscito a farsi rieleggere con tassi di disoccupazione così alti, dai tempi di FDR
Quelli che hanno perso
Ford (1976) 7.8%
Carter (1980) 7.5%
Bush Sr. (1992) 7.4%
Quelli che hanno vinto (ad eccezione di Reagan sono tutti sotto il 5.4%)
Reagan (1984) 7.2%
Bush Jr (2004) 5.4%
Clinton (1996) 5.4%
Nixon (1972) 5.3%
Johnson (1964) 4.8%
Eisenhower (1956) 4.3%
Truman (1948) 3.8%
Obama come Reagan? Tra poco più di un anno lo sapremo...
Dopo il successo del concerto che ha fatto registrare il tutto esaurito lo scorso novembre all’Alcatraz di Milano, i National tornano in Italia. I National - la band di Brooklyn guidata da Matt Berninger - si esibiranno stasera nella splendida cornice di Piazza Castello a Ferrara, per l’edizione 2011 di “Ferrara sotto le stelle”.
Sarà una serata interessante per gli appassionati di indie rock, perché a fare da supporter ci sarà Beirut, per la prima volta in Italia, che terrà un concerto di un’ora in cui presenterà in anteprima anche brani del nuovo album The Rip Tide, in uscita ad agosto.
I National sono originari di Cincinnati ma, sin dalla loro formazione (nel 1999), sono di base a Brooklyn. I National sono composti dal cantautore (baritono) Matt Berninger e da due coppie di fratelli: Aaron e Bryce Dessner e Scott e Bryan Devendorf. I National hanno saputo costruirsi anno dopo anno un largo seguito, grazie anche a grandi esibizioni dal vivo. I segreti? Voce baritonale e sofferente, accordi di pianoforte in minore che creano un’atmosfera notturna e malinconica e melodie che si posizionano fra il rock elettrico americano e l’indie rock dai toni più leggeri, con le influenze di sempre fra Joy Division e sprazzi di new wave britannica.
Il primo album di successo dei National è Alligator (2005). Due anni dopo arriva la fama internazionale con Boxer e le canzoni Slow Show, Fake Empire e Start a War.
High Violet è il loro ultimo album, uscito l’anno scorso. Nella prima settimana dalla sua pubblicazione ha raggiunto la top ten nelle classifiche nordamericane e del Regno Unito e Pitchfork l’ha inserito tra i 50 migliori album del 2010. Un grande amante dei National è il presidente americano Barack Obama. I National hanno aperto alcuni suoi comizi sia nelle elezioni presidenziali del 2008 sia nelle elezioni di metà mandato del 2010.
Tornando a parlare di musica (seppure in sinergia con il cinema), i National hanno registrato lo scorso marzo una canzone per la colonna sonora di Win Win, un film indipendente con Paul Giamatti ed Amy Ryan. La canzone si chiama Think You Can Wait. Nei primi giorni di aprile è uscito il video, che alterna scene di Win Win, immagini della band che suona (con la cantante Sharon Van Etten come ospite) e video girati sul set durante le riprese del film.
Nasceva 90 anni fa a Shanghai il Partito Comunista Cinese (Pcc). E’ da questa metropoli - che Deng Xiaoping aveva definito la “testa del Dragone che avrebbe proiettato la Cina nel futuro” – che Mao Zedong ha mosso i primi passi che avrebbero rivoluzionato la storia della Cina. E’ Shanghai la culla del comunismo cinese, del Partito guidato prima da Mao, poi da Deng e Jiang Zemin e ora da Hu Jintao.
E’ stata la città vetrina del successo economico e del turbocapitalismo cinesi, infatti, ad ospitare la prima riunione del Partito comunista cinese (Pcc). In un edificio all’interno della Concessione francese ci fu l’incontro storico del 23 luglio 1921 in cui i rappresentanti delle cellule comuniste si riunirono per formare il Pcc. Ufficialmente vi presero parte 13 politici cinesi, tra cui Mao, che all’epoca aveva 28 anni.
La polizia, dopo qualche giorno, scoprì la riunione e i delegati furono costretti a fuggire in barca sul lago Nan. Ma cosa vi è ora dell’edificio della prima riunione del Pcc? L’agenzia di Stato Xinhua lo considera la mecca del “turismo rosso”, il luogo da visitare almeno una volta nella propria vita.
Lo raggiungiamo con la metropolitana. Scendiamo alla fermata di Xintiandi (che significa “Nuovo cielo e terra”). Ci troviamo di fronte a un quartiere con spazi commerciali, per l’intrattenimento e per uffici. Qui dominano una serie di viali ombreggiati dai platani, schiere di edifici bassi adibiti a gallerie d’arte, negozi d’abbigliamento e caffé. E’ più o meno così che appare l’ex concessione francese di Shanghai.
La concessione francese in passato ha rivestito una grande importanza nella storia di Shanghai, prima come quartiere residenziale per gli stranieri e poi come luogo di nascita del Pcc. La zona passò sotto la sovranità francese nel 1849, negli anni in cui iniziava la spartizione straniera della Cina imperiale, e rimase francese fino al 1943. La concessione è caduta in disgrazia durante gli anni del maoismo, ma è rinata dalle sue ceneri e si è ormai trasformata in una delle zone più alla moda della città.
Seguendo i piccoli cartelli che indicano il museo del Pcc, passiamo vicino a un cinema multisala, a una birreria tedesca e a un grande locale della multinazionale americana del caffè Starbucks e, al numero 76 di Xingye Lu, ci troviamo di fronte all’ingresso del Museo del Primo Congresso del Pcc.
L’entrata è gratuita. Si accede all’atrio - dove è esposta una grande bandiera rossa con falce e martello – dopo un controllo di sicurezza. Questa è l’unica area della casa a due piani dove sono permesse le foto e i visitatori non perdono l’occasione di scattare istantanee davanti alla grande bandiera.
La casa nel 1920 apparteneva al delegato del Pcc Li Hanjun e al fratello Li Shucheng. E’ stata poi riammodernata e, dal 1952, è diventata un museo. Nel marzo del 1961 il Consiglio di Stato l’ha proclamata “sede del primo congresso nazionale del Pcc” e, nel 1984, il presidente Deng l’ha dichiarata ufficialmente monumento nazionale.
All’interno del museo troviamo tre gruppi di studenti cinesi di scuole secondarie provenienti da una delle principali città del Nordest, Jilin. La visita guidata dura circa 30 minuti ed è un po’ deludente. I primi pannelli mostrano fotografie risalenti alla Shanghai degli anni Venti con dei cinesi ridotti a scheletri “a causa delle potenze capitalistiche occidentali”.
Nelle didascalie si legge che il Pcc è nato come reazione alla dominazione straniera “che aveva reso la Cina a una società semifeudale e semicoloniale”. Sono riportati poi alcuni passaggi del Libretto rosso di Mao, come “Senza gli sforzi del Pcc, senza i comunisti cinesi, non sarebbe stato possibile ottenere l’indipendenza e la liberazione della Cina”.
Il pezzo forte del museo è un diorama di cera a grandezza naturale che ritrae lo storico Primo Congresso, con Mao al centro della scena. Anche qui, come a Piazza Tienanmen a Pechino, è Mao a dominare la scena. Deng, il suo successore, ha rovesciato, contraddetto, rimodellato tutto ciò che era stato tipico di Mao. Una sola cosa però non ha toccato: la cornice ideologica nella quale il paese si muove.
Il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao restano i principi guida del paese e il Pcc resta il centro monopolistico di tutto il potere. Pensiamo al settore privato dell’economia. Mao l’aveva abolito. Deng e i suoi eredi non solo l’hanno riammesso, lo hanno persino incoraggiato. Il concetto di fondo, ripetuto costantemente dai dirigenti comunisti, è che l’economia deve rimanere socialista mentre il settore privato deve muoversi nella cornice del piano nazionale.
Deng hasviluppato l’industria, ma non ha voluto dare tutto il potere decisionale ai manager e ai tecnici. L’ultima parola, come scriveva Tiziano Terzani nel suo libro La porta proibita (Longanesi, 1984), “ha ancora da essere del segretario del partito”. Ventisette anni dopo, nessuno mette in dubbio questa legge del pionere del miracolo economico cinese.
CHI C'ERA A SHANGHAI:
Secondo i documenti ufficiali presenti al Museo del Primo Congresso Nazionale del Pcc i delegati cinesi presenti il 23 luglio 1921 erano 13: Mao Zedong, He Shusheng, Dong Biwu, Chen Tanqiu, Wang Jinmei, Deng Enming, Li Da, Li Hanjun, Zhang Guotao, Liu Renjing, Chen Gongbo, Zhu Fohai e Bao Huiseng. A questi si devono aggiungere due rappresentanti del Comintern (l’Internazionale comunista) che però non avevano diritto di voto.
I NUMERI DEL PARTITO COMUNISTA CINESE OGGI:
Nella conferenza stampa del 24 giugno a Pechino, Wang Qinfeng,vicepresidente della commissione organizzativa del Partito, ha dichiarato che il Pcc conta 80,27 milioni di membri, ovvero il 6,17% della popolazione cinese (che si aggira attorno a un miliardo e 300 milioni di abitanti). Nel 2010, secondo Wang, il Pcc ha reclutato più di tre milioni di nuovi membri, dei quali il 40% sono studenti e il 38,5% donne. L’80% dei nuovi iscritti hanno meno di 35 anni. Le donne ora sono il 22,5% degli iscritti. Essere membro del Pcc conferisce prestigio e aiuta ad accedere a lavori stabili e ben pagati nelle imprese di Stato e nell’amministrazione pubblica.