giovedì 14 luglio 2011

Cosa tiene accese le stelle


Dall'articolo dei quotidiani del gruppo Athesis
http://www.larena.it/stories/Cultura_e_Spettacoli/269916__se_torni_a_guardare_in_alto_vedrai_che_ci_sono_le_stelle/

Se torni a guardare in alto vedrai che ci sono le stelle


S'intitola Cosa tiene accese le stelle (Mondadori, 130 pagine) l'ultimo libro del direttore della Stampa, Mario Calabresi. Dopo La fortuna non esiste (Mondadori, 2009), una raccolta di storie sulla frontiera e sul sogno americani, Calabresi volge lo sguardo all'Italia. Il libro nasce per reazione alle lettere che Calabresi riceve ogni giorno dai lettori: parlano di un'Italia in declino, senza speranza. È vero che siamo un Paese così? La risposta di Calabresi è un molto ragionato no.
È vero che in questa Italia del nuovo millennio, nel Paese che ha compiuto 150 anni, l'umore più diffuso è lo scoraggiamento accompagnato dal disincanto. Viviamo, scrive Calabresi, spaventati, impauriti, con il terreno che ci frana sotto i piedi. Però ci dimentichiamo di tutta la strada che abbiamo percorso. «Siamo davvero sicuri», si chiede Calabresi, «che ci sia stata una mitica età dell'oro da piangere? Guardo al secolo scorso e vedo guerre, macerie, sterminii, odio ideologico, giovani che si sprangano, terrorismo, stragi, iniquità, disoccupazione, inflazione alle stelle e ingiustizie assortite. Sento rimpiangere i tempi dell'etica, della bella politica, di una classe dirigente virtuosa e mi viene sempre in mente la stessa scena: il funerale di Giorgio Ambrosoli, a cui non partecipò nessun rappresentante delle istituzioni».
Il direttore della Stampa non nasconde il fatto che oggi viviamo tempi cupi: la crisi economica si sta mangiando i risparmi delle famiglie e sicurezze costruite in generazioni, l'Italia scivola sempre più verso posizioni di irrilevanza, la nostra crescita è risicata, l'offerta di lavoro è stentata e la precarietà è diventata ormai una regola. L'autore se la prende con la politica («completamente incapace di alzare lo sguardo, indicare un progetto, proporre vie d'uscita») e, rivolto al lettore, afferma: «Tutto questo non deve impedirci di vedere cosa abbiamo conquistato nel tempo, cosa siamo e cosa potremmo diventare».
Per riprendere coraggio, Calabresi si rimette a viaggiare nella memoria. Ad aiutarlo ci pensano l'attrice Franca Valeri, l'oncologo Umberto Veronesi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti, l'attore Roberto Benigni e il cantante Lorenzo Cherubini, e anche persone meno note come il direttore di Google Italia Stefano Maruzzi, gli ideatori della gelateria biologica Grom, Federico Grom e Guido Martinetti, e una studentessa di origine marocchina, Amal Sadki. L'ultimo incontro del libro è con una persona «abituata a guardare lontano, a scrutare l'orizzonte e oltre il tempo presente»: l'astrofisico Giovanni Bignami, ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana. «Abbiamo bisogno di grandi progetti», dice, «di grandi visioni e di stimolare la fantasia. Dobbiamo tornare ad avere fame di avventura e di scoperte. Dobbiamo ricominciare a guardare in direzione delle stelle, perché significa alzare la testa, avere la vista lunga e immaginare altri mondi».


Simone Incontro

martedì 12 luglio 2011

WHY ITALY? (Video)

La spiegazione del Financial Times

http://video.ft.com/v/1048076129001/Why-Italy-


"Italy's 10-year bonds yields have been pushed to 5.8 per cent for little good reason. Lex's John Authers and Vincent Boland explain that the solution to this latest bout of sovereign debt contagion lies not in Italy but in dealing toughly with Greece's debt"

lunedì 11 luglio 2011

Il polo conquista la Cina

Dal sito della Cnn

http://edition.cnn.com/2011/WORLD/asiapcf/07/11/china.polo/index.html?hpt=hp_c2

Il polo - e non più il golf - sta conquistando i ricchi cinesi

"As golf loses its luster as a marker for wealth and status in China, polo and equestrian events are being groomed as the new exclusive pursuit for the country's super rich.

Polo clubs have been in China since 2004, but the operation in Tianjin is just the latest, and currently most opulent, of the new clubs embracing horse sports as a way to corral China's "high net worth individuals."

Playing golf, no one else sees you
--Harvey Lee, Vice Chariman, Tianjin Goldin Metropolitan Polo Club

"Playing golf, no one else sees you," says Harvey Lee, vice chairman of Goldin Metropolitan Polo Club.

"In China for now a lot of people will enjoy watching polo, not many will ride and play."

The club is looking for members and patrons who can afford to buy a polo team and keep horses at the club's stables."

domenica 10 luglio 2011

Il Sud Sudan secondo l'erede di Comboni


(dai quotidiani del gruppo Athesis)

Traguardo storico dopo la lunga guerra Sud Sudan
una nazione
che vive
di speranza

Simone Incontro

Il vescovo comboniano Mazzolari benedice il nuovo Stato: «L'Italia dovrebbe formare i leader per aiutare l'indipendenza»

Il vescovo comboniano Cesare Mazzolari, bresciano, tra il suo popolo a Rumbek, nel Sud Sudan.

Rappresentanti di Stato da tutto il mondo erano a Juba per celebrare l'indipendenza della nazione africana numero 54, la Repubblica del Sud Sudan. «Nasce un nuovo Stato libero e genuinamente africano: freschezza, rischio e povertà».

Lo dice monsignor Cesare Mazzolari, bresciano, classe 1937, vescovo di Rumbek nel Sud Sudan, missionario in Africa dal 1981. Ieri a Rumbek ha benedetto il nuovo Stato con queste parole: «O Signore, rimani con noi e rendici capaci di ricostruire le mura della nostra Gerusalemme che è la nostra nuova Repubblica del Sud Sudan».

Avevamo incontrato il missionario, sacerdote comboniano dal 1962, a Verona, alla casa madre dei comboniani. Una puntata rapidissima, prima di tornare in Africa. A Enzo Biagi, che lo intervistava nel 1999, il comboniano disse: «Ho promesso alla mia gente che morirò in Sudan perché sono uno di loro. Non lascerò più il Paese, se non per chiedere aiuti e per cercare altri missionari».

Che cosa significa oggi essere comboniano?
San Daniele Comboni, quando era nella mia attuale diocesi, nel 1856-1858, ci ha insegnato che il missionario è colui che è capace di vivere di fede senza aspettarsi il successo immediato. Noi mettiamo le fondamenta e poi verrà qualcuno che costruirà i muri. Comboni diceva: «Io muoio, ma la mia opera non morirà». Questo è il testamento di ciascun comboniano. Vivere di speranza.

Lei è sempre stato un assertore dell'indipendenza del Sud Sudan, cristiano e animista, dal Nord, musulmano. Che cosa ha rappresentato il referendum di gennaio?
È stato un mezzo miracolo. Obama l'ha considerato uno degli eventi più importanti per la libertà. Un atto a cui Dio ha contribuito. Questo popolo, come quello del Vecchio Testamento, ha invocato la misericordia di Dio. Abbiamo pregato e pregato perché Dio avesse misericordia di un popolo che aveva sofferto così a lungo.

Il Nord, guidato dal ricercato dell'Aja per i crimini di guerra Darfur, Omar al Bashir, come ha reagito?
Khartoum non si aspettava una decisione così determinata. Vorrebbero rovinarla, ma il Sud non accetta provocazioni per un'altra guerra. Il nostro popolo del Sud ha avuto 22 anni di guerra, ha sofferto la perdita di oltre due milioni di abitanti, per la maggior parte civili. Un proverbio congolese dice: «Quando due elefanti lottano, è l'erba che ne va di mezzo». I due elefanti erano il Nord e il Sud. Chi ha sofferto è stata la popolazione inerme.

In che modo la gente del Sud ha vissuto i giorni del referendum?
Già alle quattro di mattino del primo giorno di voto, la gente era fuori per strada a pregare, cantare e ballare. Era una festa, qualcosa che arrivava genuinamente dal cuore dei sudsudanesi. Nella prima notte di voto un'osservatrice internazionale dell'Onu si è commossa davanti a questa celebrazione.

Dopo la lunga festa, la storica dichiarazione d'indipendenza. Che cosa accadrà poi?
Il presidente Salva Kiir, secondo la nuova costituzione temporanea, governerà per i prossimi quattro anni. Avrà il potere di cambiare tutti i funzionari dello Stato e i governatori. C'è un po' di tensione perché la costituzione temporanea è stata messa assieme a porte chiuse. Non c'è stata la partecipazione del popolo e anche la Chiesa si è sentita lasciata fuori. È salito inoltre il livello del tribalismo.
Il bisogno più grande del Sudan è l'integrazione dei diversi gruppi, tra i Dinka, circa 3,5 milioni su una popolazione totale di circa 8 milioni, e gli altri. L'ultimo problema è quello delle persone che arrivano dal Sudan e che si sentono minacciate da Bashir. Il presidente sudanese vuole applicare la Shari'a, la legge islamica, in modo assoluto a tutti.

Il Nord Sudan ha il petrolio e un grande alleato, Pechino. La compagnia petrolifera di Stato cinese controlla i due più grandi consorzi energetici sudanesi. Ha costruito un oleodotto da 1.500 chilometri per collegare le due metà del Paese...
Con solo il 20 per cento dell'estrazione nazionale di greggio, il Sudan del nord dovrà rinunciare a parte delle rendite energetiche. Il Sud sarà però uno Stato senza sbocchi sul mare e dovrà trovare un accordo con Karthoum per trasportare il suo petrolio attraverso gli oleodotti del nord. La Cina ha convenienza che regni la pace e l'ordine.

Come si sta muovendo la comunità internazionale?
Gli Stati Uniti danno tanti soldi per l'esercito. Hanno ricostruito gli uffici del presidente. Il ministro delle Finanze e il capo di Stato del Sud Sudan fanno la spola Juba-Washington. L'Onu (con le sue agenzie Unicef e Undp) sta lavorando molto bene e il World Food Program sta funzionando alla perfezione.

E l'Italia che ruolo potrà giocare?
Roma ha una grande capacità di riconciliazione. Ho chiesto al sindaco di Verona, la città di Comboni, di gemellarsi con la mia diocesi. Alcuni parlamentari italiani, inoltre, hanno manifestato la volontà di riconoscere immediatamente il nuovo Stato e avviare relazioni diplomatiche. L'Italia potrebbe giocare un ruolo importante per formare i nostri leader.

sabato 9 luglio 2011

Adieu Yao Ming


Yao Ming si ritira

Yao Ming dice basta a 30 anni. Uno degli atleti cinesi più famosi al mondo ha deciso di ritirarsi dopo 486 partite.

Da Wikipedia:

"Yao Ming
(cinese semplificato: 姚明, pinyin: Yáo Míng; Shanghai, 12 settembre 1980) è un ex cestista cinese.

Alto 229 cm per un peso di 140,6 kg,[1] ricopriva il ruolo di centro negli Houston Rockets, squadra NBA."

Qui l'annuncio sul canale Nba
http://www.nba.com/video/channels/nba_tv/2011/07/08/20110708_yao_ming_retires.nba/index.html

Qui video tributo su YouTube

http://www.youtube.com/watch?v=TNxlZLq787g

Yao Ming su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Yao_Ming

L'addio di Yao Ming sul quotidiano (in lingua inglese) della sua città, lo Shanghai Daily
http://www.shanghaidaily.com/nsp/Sports/2011/07/09/Basketball%2Bstar%2BYao%2BMing%2Bplans%2Bto%2Bannounce%2Bretirement/

Un estratto dell'articolo dello Shanghai Daily:

"YAO Team is planning to announce Yao's retirement soon, a source close to Yao told Xinhua today.

In an email sent to Xinhua, Yao Team said Yao Ming is to hold news conference on July 20 about his "personal future development plan".

Earlier Yao Team confirmed Yao had decided to retire and was planning to announce his decision on August, but several American reports had released the news yesterday.

Another source of the Chinese Basketball Association (CBA) said Yao and his Yao Team came to Beijing two weeks ago to inform the Chinese basketball governing body his decision [...]

Yao, 31 year old, played nine seasons for the Rockets after he was drafted on No. 1 in 2002 by the Rockets.

The most famous Chinese sports star has been suffering from foot injuries in the past two seasons.

He was supposed to become free agent this summer after his contract is expired and the Rockets had tried to deal the 2.26m center last season".